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Per la prima volta il Meeting Antirazzista di Cecina ospita i giovani Rom e Sinti! Venti ragazzi adolescenti e appartenenti alle seconde e “terze” generazioni, sia nati in Italia che provenienti dai paesi della ex Jugoslavia, hanno partecipato ad un laboratorio di dodici ore organizzato dall’Arci Toscana, dall’Associazione Amalipe Romano e dall’Open Society Institute, e a un percorso comune di convivenza e confronto tra rom e sinti provenienti da realtà nazionali molto differenti tra loro: Roma, Isernia, Pescara, Firenze, Prato, Genova, Messina. Il laboratorio è durato quattro giorni e per ciascuno di essi i conduttori hanno individuato alcuni temi specifici e la tipologia di linguaggio più consona per affrontarli, al fine di dare spazio alle risorse e all’espressione delle capacità peculiari di ciascuno dei partecipanti.
Il primo laboratorio ha toccato i temi dei diritti umani e ha avuto come relatori Martin Demirosvki, Consigliere politico presso il Parlamento Europeo, Zeljko Jovanovic, Senior Policy Officer dell’Open Society Institute, e Isabella Mihalache, Senior program Manager della Rome Initiatives dell’Open Society Institute.
Durante il secondo giorno è stato affrontato il tema dello stereotipo e del pregiudizio, cioè come acquisire gli strumenti idonei per apprendere a riconoscere e a decostruire entrambi, con l’intervento di Milena Scioscia, responsabile del servizio scuola ed educazione degli adulti per il Comitato Arci Regionale Toscano.
"Sapere per reagire”, ovvero come apprendere e riconoscere la storia della discriminazione del popolo romanì attraverso uno sguardo sul giornalismo contemporaneo e la strumentalizzazione delle informazioni, è stato il tema del terzo giorno di laboratorio condotto da Luca Bravi, storico e ricercatore presso la facoltà di Scienze dell’Educazione Sociale dell’Università di Firenze, e Domenico Guarino, giornalista di Controradio e Popnet.
Ultima giornata con Zoran Lapov, ricercatore e linguista presso l’Università di Firenze, e con Demir Mustafa, coordinatore dell’Associazione Amalipe Romano, per affrontare i temi dell’intermediazione culturale e delle buone prassi dell’integrazione. L’obiettivo principale di questo percorso è sviluppare una collaborazione tra giovani rom, sinti e gagè, stimolando la cooperazione per il raggiungimento di obiettivi comuni, l’utilizzo dei mezzi d’informazione e del lavoro in rete, rendendo così possibile lo sviluppo di nuovi progetti sociali e di nuove modalità d’intervento all’interno di un contesto di partecipazione e di attivismo, nella dimensione associativa e politica italiana, che coinvolga risorse già presenti, ma che sensibilizzi ulteriormente quanti non hanno avuto possibilità di stimolo e di accesso ad esse. Contrastare la politica governativa italiana, discriminatoria e strumentalizzata, è stato il primo segnale forte da contrastare, emerso dal gruppo in maniera omogenea. L’esperienza è stata preziosa perché abbiamo scoperto, nello scambio e nella conoscenza reciproca, che le risorse per farlo ci sono, sono diverse (e anche nel conflitto ne sono la forza), la motivazione è tenace, gli spiriti lucidi, forti, istintivi e ricchi. Al termine di questa intensa esperienza, riusciamo prevedere un futuro migliore.
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